La casa dell’arte ir-ritata

Care e cari, il lavoro di ricerca dell’Archivio di scritture, scrizioni e arte ir-ritata di Sensibili alle foglie ha trovato casa a

Napoli, nel rione Materdei, in Vico della Neve 21

Ci piace denominare Casa questo spazio, sia perché si presenta come un luogo dell’abitare, ma soprattutto perché come una casa, cioè come un contesto relazionale di scambi esperienziali, lo abbiamo immaginato più di trenta anni fa in una condizione di isolamento carcerario, quando questa ricerca ebbe inizio, proprio come una ir-ritazione della deprivazione reclusiva.

L’Archivio non poteva somigliare né a un museo con la sua impronta coloniale, né ad un “contenitore passivo di opere”, come scrivemmo in un documento di progettazione del 1992 (Renato Curcio, Stefano Petrelli, Settore ricerca ed elaborazione dati della cooperativa Sensibili alle foglie, Progetto di sistema informativo per la Casa dell’Arte Ir-ritata, Roma, giugno 1992. Documento inedito, Archivio arte ir-ritata di Sensibili alle foglie), né ad una galleria d’arte, più attenta ai prodotti artistici che ai processi relazionali che li generano.

Francesco Crisafulli viveva in un quartiere periferico di Catania, prigioniero dello stigma di “invalido di mente al 100%” quando cominciò ad inviarci le sue poesie, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, su sollecitazione di un gruppo antipsichiatrico della città che conosceva la nostra ricerca. In una di queste poesie così concludeva:

“Siamo qui e andiamo fermi, almeno io, finché la mia fantasia vaga e trova spazio anche in te”.

L’esigenza principale di Francesco era che la sua fantasia trovasse spazio anche in un’altra persona. E come ebbe a dire in un’altra lettera la narrazione poetica costituiva per lui anche. “l’ultima e unica carta ancora da giocare”.

Non sembra diversa da quella di Francesco, l’urgenza creativa che muove Nur, una ragazza palestinese di Gaza, che nella quotidianità del genocidio, il 17 luglio del 2024, scrive una poesia dedicata alla terra. Non riuscendo ad accettare perché lei, la sua famiglia, la sua comunità, il suo popolo, debbano soffrire così a lungo, attraverso i suoi versi sembra voler dire che resistere è in fondo continuare ostinatamente a esistere come fa la terra, seppur estenuata e contaminata dai bombardamenti israeliani.

“La terra dà i suoi frutti

Sfidando assedio e carestia.

I pomodori germogliano

I peperoni e le melanzane,

nonostante l’acqua interrotta

nonostante i bombardamenti illeciti.

(…) Solo a Gaza

La terra combatte con la sua gente”

(da Brian K. Barber, Resistere a Gaza. Storie di tre famiglie palestinesi nella Striscia, Sensibili alle foglie, 2025)

L’intento della Casa risiede quindi nel favorire che le creazioni simboliche, nat sfidando contesti di mortificazione e di morte, trovino casa, nel cuore e nella mente di altre persone. D’altronde il termine symbolon, richiama la moneta spezzata di cui due persone, al momento di separarsi, prendevano con sé una metà ciascuno. Si potrebbe dire quindi che la creazione simbolica, sulla base di questo antico ancoraggio relazionale della parola, può aiutare una comunità a riconoscersi e a rigenerarsi

Come molti di voi sanno la ricerca dell’Archivio di scritture, scrizioni e arte ir-ritata si è adoperata per la raccolta e la valorizzazione sociale e culturale, di quei linguaggi espressivi che vengono autonomamente prodotti da persone costrette a segnare il passo, o perché si trovano in un contesto istituzionale mortificante e afflittivo o perché attraversano un momento critico della vita relazionale che richiede un guizzo creativo.

In base all’esplorazione proposta dall’Archivio, qualunque sia il linguaggio espressivo usato da una persona in difficoltà: scarabocchio, disegno, dipinto, scrittura, l’atto creativo rappresenta per colui o colei che lo produce una risorsa vitale e per la società il documento significativo di una reazione non acquiescente ad una condizione mortificante e mortale.

Ad oggi le opere custodite dall’Archivio, in forma di piccoli fogli manoscritti o di grandi dipinti, che pian piano verranno ad abitare a Napoli, sono circa un migliaio, per diverse centinaia di Autori e Autrici. Fra esse ci sono alcune delle produzioni dei più significativi laboratori d’arte sorti negli ultimi cinquanta anni in istituzioni psichiatriche, psichiatrico giudiziarie e carcerarie.

Ci piace immaginare che l’Archivio possa costituire una infrastruttura sociale di accoglimento della resistenza creativa dell’umano a quei dispositivi di potere che minano la vita alla radice.



La Casa dell’Arte Ir-ritata è stata inaugurata con un mese di apertura dal

18 giugno 2026 alle ore 18

e per tutti i giorni dalle ore 18 alle 22, fino al 19 luglio.